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RECENSITI X VOI:

THE OLD NEW THING
SOFFOCARE
PHILADEPLPHIA        GROPPI D'AMORE       MILES DAVIS (FUMETTO)   HOUSE OF M              CAVIE  BASKETBALLSTORIES  SHAMO                                 IL TORNADO DI  V.  SUPERFLY                         NEW THING                   RISING STAR VOL 7

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Angela Davis
autobiografia di una rivoluzionaria

Angela Davis - Minimum Fax (2007)

Angela Davis è nata nel 1944 a Birmingham in Alabama, nel profondo sud degli Stati Uniti, e per tutta la vita, come molti suoi coetanei neri passati attraverso gli anni '60 e '70, non ha fatto altro che lottare fin dal primo giorno della sua vita, solamente per poter vivere come tutti, per avere diritto a bere dalla stessa fontanella dei bianchi, per poter sedersi dove voleva su di un autobus, per poter esporre la propria opinione, la propria capigliatura...cose elementari, che tutti noi diamo per scontate ma che per Angela hanno sempre rappresentato vittorie morali e fisiche vitali per la sua sopravvivenza e quella del popolo nero.

Minimum Fax ha ri-editato la sua storia (prima edizione americana 1977), quella di un'attivista politica che non ha mai lottato solo per se, per l'affermazione di un "io" personale, ma ha sempre cercato di allargare le sue conquiste alla comunità nera, ai suoi fratelli "neri e bellissimi". Dal personale al politico e mai viceversa, dai problemi individuali a quelli sociali. Angela, che oggi insegna storia della coscienza all'università della California a Santa Cruz, racconta in questo libro una storia di affermazione partita dal basso, da un risveglio militante partito dagli insegnamenti del quasi coetaneo Malcom X, distaccandosi però molto da questi fin dalle sue prime proteste. E' la storia di un percorso formativo, a volte di guerriglia, un grido che ha contribuito a far progredire la condizione di un popolo.

Rispetto alla biografia di Malcom X o quella di Martin Luther King Jr, quella di Angela è molto diversa perchè scritta da una donna che non è mai stata una leader politica, sebbene il suo caso "il popolo della California contro Angela Davis"  l'abbia infine fatta diventare un nemico politico molto temuto negli USA, quasi alla pari dei due leader sopra citati. Ha fatto parte del Black Panter Party certo, ma della frangia non violenta...quindi quella meno discussa e meno temuta dai bianchi, quella più facilmente screditabile dai media. Il suo esempio ed il suo incontenibile altruismo però, ne hanno di fatto elevato il suo status di trascinatrice delle masse nere, tanto che i 2 anni di galera in condizioni pietose (servizi igienici inesistenti, annullamento della dignità umana, isolamento costante) gli sono stati inflitti in modo incostituzionale con capi d'accusa palesemente creati a tavolino e sopratutto per la somma accusa di essere comunista...roba da Maccartismo...

Lotta continua la sua che parte da quella per i diritti dei neri, passa per quella della dignità femminile per allargarsi a quella contro qualsiasi tipo di oppressione. E' così che Angela racconta del Vietnam, dell'assurda politica razzista di Ronald Reagan, della caccia alle streghe comuniste, arrivando fino a toccare le sponde di Cuba e delle violenze anche mediatiche Kennedyane perpetrate contro il popolo cubano. Ci racconta la storia dalla parte giusta insomma, alimentando quella contro-cultura che non perde il proprio suffisso solo perchè quelli a portarla avanti sono pur sempre in inferiorità numerica...

Nel nostro piccolo possiamo fare tanto, Angela ci suggerisce come con il suo esempio trasportabile a maggior ragione nell'era moderna, dove piccoli atti rivoluzionari sono si gocce nell'oceano ma aiutano almeno a prendere coscienza di se stessi.

Leggere questo libro non sarà un atto rivoluzionario, ma potrebbe diventarlo se il non farlo significa accettare tutto quello che ci viene fatto credere, senza informarsi veramente, senza scavare...

Psycho


The Old New Thing

Wu-Ming1 - Abraxas/ESP-Disk (2007)

"La musica nera - la reazione a catena musicale avviata dalla diaspora africana - è un luogo della mente e dell'immaginario, intero continente che non è più Africa, non è America, non è Europa. E' un continente trasversale, alla deriva su un mare di storie, colossale chiatta che trasporta boschi, deserti, altipiani, isole al centro di laghi vastissimi, vette coperte di neve."

Una definizione così della musica che amo, non l'avevo mai letta... Solo Wu-Ming 1 forse poteva scriverla. Dopo l'incredibile romanzo solista The New Thing (vedi recensione in questa stessa sezione), il primo membro del collettivo "ignoto" se ne esce con questo saggio/mix cd sul Free Jazz. Una manna dal cielo per appassionati e neofiti del genere perchè il saggio sviscera in poche pagine (sia in lingua inglese che in lingua italiana) un mondo purtroppo dimenticato dalla massa. Ma soprattutto un manna perchè i 2 cd contenuti in questo cofanetto curatissimo (all'interno anche un sacco di foto rarissime di Jazzisti) riportano una selezione di tracce free jazz prese direttamente dagli anni '60 e dal catalogo della ESP, etichetta newyorkese storica per il genere e indipendente per antonomasia. La ESP è infatti tornata in attività dopo anni ed ha in carniere una serie di ristampe su cd, dei titoli più validi del suo catalogo. Nomi ai più sconosciuti, ma che ora non abbiamo più scuse per non conoscere. L'opera di Wu-Ming 1 è di quelle "digging oriented", volte al recupero, al riportare alla luce grandissimi artisti finiti nel dimenticatoio. E lo scrittore lo fa in modo eccelso, soffermandosi nel contempo ad una disamina della musica black e delle sue peculiarità. Un'opera scritta da un appassionato per appassionati, ma soprattutto per i neofiti. Queste infatti le parole dello stesso autore riguardo il suo lavoro: "Un'azione di guerriglia, diretta a colpire in positivo chi il jazz non lo conosce, ne ha un'idea stereotipata, ma di certo gradirebbe certe timbriche "acide" e sommosse iconclaste, se qualcuno gliele mettesse a tradimento nell'I-Pod".

Una piccola perla a cui anche Blow Up ha dedicato un vastissimo articolo (vedi numero 108). Forse non facile per chi si avvicina al genere per la prima volta, d'altra parte il free jazz non è facile per definizione, ma che manderà in delirio qualsiasi appassionato di black music. In fondo gli ingredienti sono pazzeschi: saggio scritto da dio, immagini storiche e rare, 2 cd di musica capace di creare mondi e pieni di frasi storiche registrate da discorsi di grandi leader come Malcom X e Martin Luther King. Si può chiedere di più? Francamente no. Un applauso scrosciante a wu-ming e lunga vita alla ESP!

Psycho


Soffocare

Chuck Palahniuk - Mondadori (2001)

"Se state per cominciare questo libro, lasciate perdere. Dopo un paio di pagine vorrete non averlo fatto. Quindi scordatevene. Andate via. Uscitene finché siete tutti interi. Mettetevi in salvo. Ci sarà senz'altro qualcosa di meglio in televisione".

Inizia così soffocare, uno dei romanzi più sbroccati e intensi scritti dall''autore che ha guadagnato fama e quattrini grazie al film con Brad Pitt che si fece del suo "Fight Club".

"Soffocare" assomiglia un po' a fight Club per certi versi, soprattutto per quanto riguarda gli eccessi, che sono distribuiti nel libro a piene mani e al tempo stesso del tutto plausibili (molte delle fisse, paranoie, monomanie raccontate, sono quelle di ognuno di noi, magari nascoste dentro noi stessi perchè guai se venissero rivelate).
Il protagonista, Victor Mancini, frequenta un gruppo di riabilitazione per maniaci sessuali che già costituisce un modo di descrivere abiezioni e dipendenze straordinarie, con particolare attenzione al sesso occasionale nelle toilettes degli aerei e alle inserzioni rettali. Il corso prevede, come punto quattro di dodici, che si trascriva una ricostruzione della propria dipendenza, e da qui viene il libro. Dentro ci finiscono: l'infanzia sciagurata di Victor con una madre ecoterrorista ante literam, la sua pratica di soffocamento nei ristoranti per essere poi salvato da qualcuno che gli vorrà bene e lo aiuterà economicamente per la vita, il lavoro da servo in una ricostruzione per turisti di un villaggio del 1734, il mantenimento con queste entrate della madre ricoverata in un ospizio gonfio di rimbambimenti senili, cibo masticato e incontinenze, una imprevista love-story con una misteriosa dottoressa, la progressiva scoperta di essere nato dalla clonazione di una cellula del prepuzio di Gesù Cristo e quindi di essere Gesù reincarnato. Ce ne sarebbe abbastanza senza che ci sia bisogno di dire che tutto questo viene con eventi e dialoghi al tempo stesso assai sgradevoli e spiritosissimi. Con una sola delle dieci situazioni che Palahniuk immagina in "Soffocare" ci si potrebbe fare un libro.

Il tutto è scritto con la solita sbroccatezza e naturale irriverenza del nostro. Dialoghi disgustosi accanto a situazioni parossistiche e grottesche. Fisse da malati mentali e altre più "normali" ma allo stesso tempo spaventevoli. Ciò che più mi ha impressionato, al di là della storia che potrebbe aver scritto un malato di mente del nostro tempo (di fatto è cosi a pensarci), è la gelida consapevolezza che traspare, di vivere in un tempo in cui la noia, la routine si stanno prendendo gioco di noi. In cui per riempire vuoti incolmabili non si sa bene derivanti da cosa, uno sia spinto a collezionare pietre, a masturbarsi pensando a terribili tragedie per non arrivare all'orgasmo ecc. Situazioni che di primo acchito fanno storcere il naso al lettore, ma che a poco a poco entrano sotto pelle ormai metabolizzate dal vivere contemporaneo a volte privo di senso. E chi è piu pazzo? Chi trova queste vie di fuga o chi vive la quotidianità che gli passa davanti?

Credo di non dire fesserie nel dire che vedo tutto questo in paragrafi del libro come il seguente che descrive l'ossessione maniacale di Danny, coprotagonista del libro per il collezionismo di pietre. "Ogni pietra è un giorno in più che Danny non butta via. Pesante basalto scuro. Ogni pietra è una piccola lapide, un piccolo monumento all'ennesimo giorno in cui il lavoro di tante persone si dissolve, diventa obsoleto, passato di moda nel momento stesso in cui viene realizzato. [...] In un mondo dove il tempo, la fatica ed i soldi ci passano accanto lasciando così poco di concreto, Danny che incolla le pietre, sembra l'unico sano di mente."

Credo che in questa frase ci sia tutto Palahniuk ed il vivere moderno. Un trattato geniale della nostra era, eccessivo solo per chi non ha vissuto sul nostro pianeta nell'ultimo secolo.

Psycho


Basketball Stories - Philadelphia

Daniele Vecchi - Libri di Sport / Giunti (2006)

 

“Philly è una città dura, difficile, cinica, scorbutica, spesso violenta e talvolta cattiva, ma allo stesso tempo è una città vera, generosa, altruista, leale e sincera”.

Va da se che un libro sulla città di Philadelphia e sulle sue storie, si scrive quasi da solo. A convogliare tutti gli spunti e la miriade di microeventi del quotidiano scorrere della vita nella “City of brotherly love”, ci pensa la veloce e ispirata penna di Daniele Vecchi, giornalista di Aamerican Super Basket e del venerdì di Repubblica, girovago dei project americani e già autore di un intenso libro sulle storie dei playground americani uscito sempre nel 2006 per libri di sport.

Daniele è un ragazzo che vive “on the road”, assapora la strada, i playground delle metropoli americane e ne conosce le etnie che li frequentano. Uno che ne sa insomma e non si limita a fare un collage dei soliti aneddoti che girano in rete sulla tale città o la tale civiltà, uno che le cose le vive sulla propria pelle, le studia e poi le racconta. E tra l’altro lo fa molto bene, con una scrittura molto avvincente e rapida, senza per questo tralasciare importanti particolari di cui questo libro è altresì ricco.

Philly si racconta da sola dicevo, ma bisogna saperne interpretare anche i fatti, siano essi sportivi, sociali o culturali. E’ ciò che accade in questo terzo volume di Basketball Stories in libreria da metà ottobre 2006 per gli Editori Giunti. Ennesimo grande regalo della casa editrice agli amanti della cultura cittadina americana. Molto più di un libro sul basket.

I 2 volumi precedenti, dedicati a New York e Chicago, erano ricchissimi di aneddoti sportivi facenti parte di quel bagaglio culturale che i loro autori si portavano appresso dopo tutti i lori innumerevoli viaggi negli States, qui però la cosa è leggermente diversa. Fin dalle prime parole, riportate in testa a questa breve recensione, si percepisce che l’autore di questo volume, nella città dell’amore fraterno ci è vissuto per davvero. Ciò non può che riflettersi nella sua scrittura, zeppa di dettagli sulla cultura street americana, sulle problematiche dei ghetti philadelphiani, sulle magagne di una società solo raccontata per metà dai media. La palla a spicchi e ciò che ci gira attorno, è qui un mezzo per raccontare qualcosa di più grande, un movimento, un senso di appartenenza ad una tribù globale e in lotta per restare viva tra le pieghe della società.

Non manca ovviamente un viaggio dentro le principali ere del basket philadelphiano, ben descritte nei loro passaggi fondamentali: dai Philadelphia Warriors di Wilt Chamberlain ai Sixers di Julius Erving fino ad arrivare ai guerrieri di oggi capitanati da Allen Iverson. Poi focus su grandi personaggi come Rasheed Wallace, Moses Malone, Jameer Nelson e del martire nero Mumia Abu Jamal, esponente della comunità Move, associazione benefica operante nei ghetti in favore di poveri e homeless philadelphiani ed etichettata dalla polizia bianca e razzista come un’organizzazione terroristica, volta ad aizzare le masse nere contro la perbene popolazione bianca (si parla del 1980 non di 1000 anni fa…). Tutti i protagonisti sono accomunati dal proprio attaccamento alla città e da uno sconfinato amore per la pallacanestro. Ogni pagina è ricca di immagini davvero spettacolari raffiguranti azioni di gioco ma soprattutto le strade di Phila, la gente che le frequenta. Molti degli scatti, particolare da non sottovalutare, sono presi direttamente dalla collezione dell’autore del libro, il quale contribuisce così a personalizzare ancora di più l’opera.

 Un libro vero, da leggere e conservare all’interno di quella importante enciclopedia sul basket e le città americane, che si sta piano piano formando. Per conoscere, per sognare.

Psycho


Groppi d'amore nella scuraglia

Tiziano Scarpa - Einaudi (2005)

Immagina un villaggio, collocalo tra  campi di grano di un ipotetico entroterra meridionale. Mettici qualche anima, tra cui un poveraccio scottato da una delusione amorosa, colei che gli ha inflitto il duro colpo, il suo rivale, un sindaco e un prete. Aggiungi anche qualche animale. E’ questo il cuore della Scuraglia, un’autentica perla di creatività e sperimentazione letteraria che lo scrittore veneziano ha partorito un paio d’anni fa.

Groppi d’amore nella Scuraglia è un racconto poetico, scritto in un linguaggio completamente inventato ma allo stesso tempo così autentico, mimesi che allude ai vernacoli del sud, condita con qualche reminiscenza latina e trecentesca (efficacissimo se letto ad alta voce, magari da Tiziano stesso in una conca verde attorno alle Dolomiti di Brenta). Narra le vicende di Scatorchio e delle sue pene d’amore per Sirocchia, sullo sfondo di un villaggio che, in cambio di un ripetitore per la televisione, ha accettato di diventare una discarica di immondizia. Nella Scuraglia si intrecciano, in una coralità quasi leopardiana, lamenti di uomini e animali, che di tanto in tanto irrompono nella narrazione con il loro piccolo fardello di dolore, per arricchire ulteriormente il racconto. Compaiono, tra tanti, lu surcio pantecano, ripudiato per la sua sporcizia e disposto a farsi divorare dal suo acerrimo nemico, lu gatto gattaro, pur di avere una carezza; o il gabbianozzo che, stufo di essere quello che è, si sposta a vivere sulle colline ed esige di essere chiamato dissidento migranto, o ancora il pipistrello cieco, che guarirà solo grazie all’urlo di una donna e per ironia della sorte schiatterà proprio per aver visto la sua bellezza.

 E nel frattempo il paese  cammina verso il progresso ma allo stesso tempo regredisce, diventando un immondezzaio attorno al totem luminescente dell’antenna televisiva, che distoglie gli uomini dai problemi concreti per invasarli del suo fantasmagorico nulla.

 Il tutto sapientemente orchestrato da un abilissimo Scarpa che ti coinvolge nel racconto grazie alla sua ironia congenita, difficile leggerne alcuni passi senza scoppiare a ridere, anche se si tratta di quel sense of humor che lascia l’ amaro in bocca. Perché gli abitanti della Scuraglia sono esseri reietti, abbandonati persino da un dio che, nella concezione avvelenata del protagonista, non è null’altro che un Nazareno egoista e codardo, incapace di stabilizzare il suo Impero, controllato invece da chi ”mantene la bellezza o lu pauro”. Così, per sopravvivere in questo mondo straniante, segnato dal perenne conflitto tra amore e rabbia, natura-cultura, autenticità e progresso, al povero Scatorchio non resta altro che aggrapparsi al sogno, la speranza di un nuovo amore che arrivi a colmare quel senso di vuoto e inutilità che lo aveva gettato nello sconforto più nero.

Una saga tragicomica molto piacevole a leggersi, nonostante a volte capiti di imbattersi in qualche espressione di non immediata comprensione, ma fondamentale per dare all’opera quel qualcosa che la rende un unicum assolutamente originale, un testo che si presta benissimo anche ad un’eventuale lettura su un palco scenico. Un grazie speciale a Taddo che mi ha fatto conoscere questo mirabolante (e rotondissimo ;-P) scrittore!

 Voto: 7e1/2.                          

Diannette


Miles Davis

Collana Jazz a Fumetti - Gruppo Editoriale L'Espresso

Gran bella iniziativa quella di Repubblica/L'espresso in collaborazione con Euromeeting Italia, che darà alle stampe per la prima volta in Italia, 10 volumi  cartonati a fumetti dedicati ad altrettanti maestri storici del Jazz, pubblicati originariamente in Francia da Nocturne. Allegati ad ogni volume,  2 cd che cercano di ripercorrere le tappe più significative delle carriere di grandi musicisti come Miles davis (prima uscita), Ella Fitzgerald, Frank Sinatra, Dizzy Gillespie, Duck Ellington e molti altri. Prezzo tutt'altro che elevato per tanto ben di dio: 9,90 euro a volume.

Il progetto è parso da subito estremamente intrigante, soprattutto con questa golosa prima uscita dedicata a Miles Davis. Unire due mezzi di espressione così di nicchia (Il Jazz ormai lo è diventato) come il fumetto e la musica Jazz, non può che suscitare curiosità e interesse nei più attenti a queste iniziative "alternative".

L'idea è senz'altro buona:  permette un avvicinamento ad un genere musicale considerato ostico ancorchè molto tecnico. Di converso, permette al medium fumetto di dimostrare ancora una volta la sua versatilità nel saper interpretare, spiegare e disegnare temi d'attualità e brani di cultura (ma anche contro-cultura) più o meno moderna.

Peccato che alla fine il fumetto si riduca ad un semplice supporto commerciale ai 2 cd: 21 sole pagine con dialoghi molto scarni, non permettono infatti al medium in questione, almeno nella prima uscita, di esprimere tutto il suo potenziale. Nessuno si aspetta da questi volumi una biografia esaustiva degli artisti rappresentati dalle discrete vignette (realizzate nel tipico stile della Band Desineè), ma un qualcosa in più di qualche frase ad effetto proferita dai maestri nel corso della loro vita ed un minimo di contestualizzazione della "storia" si.

Molto scarno quindi il fumetto, orribile il formato: metà foglio A4 in orizzontale per ogni pagina,e pure la carta: troppo grossa e da enciclopedia (come la rilegatura cartonata del resto).  Un plauso invece per la selezione dei pezzi contenuti nei 2 cd di questa prima uscita su Miles. Ci si concentra qui su alcune perle del periodo 1949-1953 in cui l'artista ridefinisce i canoni del Jazz con gemme come The birth of the cool, Yesterdays e Dig, segnando il passaggio dal be-bop a quello che verrà definitio dai giornalisti bianchi dell'epoca come cool jazz.

In conclusione una gran occasione per gli interessati, di avvicinarsi al Jazz in modo relativamente semplice e davvero economico (in sostanza 2 cd a 9 euro), ma un'occasione un po' sprecata dagli autori dei comics, per dimostrare la potenza espressiva del mezzo con cui si confrontano.

Anyway, da supportare.

Psycho


House of M

Brian M. Bendis + A.A.V.V. - Marvel Comics

Doveva essere uno di quegli eventi destinati a sconvolgere i fan marvellinai di tutto il mondo, era destinato a rivoluzionare tutte le testate principali di tutti i super eroi più importanti; si è rivelato essere poco più che un buon crossover senza particolari idee geniali come paventato in fase di lancio della serie. A ben vedere una mega operazione commerciale (come lo sono quasi sempre i crossover). House of M…la casata di Magneto, atteso come un punto di svolta nell’universo Marvel, si è concluso in Italia questa settimana, lasciando non poco l’amaro in bocca.

Alla fine null’altro che un bel prologo a quello che sarà Decimation, l’evento che sconvolgerà il mondo mutante, riducendone la popolazione a soli 198 sopravvissuti.

Ma andiamoci piano, di che cosa si tratta esattamente House of M? In pratica l’ex-vendicatrice Scarlet, figlia di Magneto, con poteri di alterazione della realtà, a seguito di una crisi nervosa esplosa in Vendicatori Divisi, re-inventa il Marvel Universe cambiando la vita a tutti gli eroi Marvel. Ecco che allora l’uomo ragno si ritrova ancora con uno zio Ben a consigliarlo nei momenti difficili e sposato con il suo primo amore Gwen Stacy (che quindi non è mai morta in uesta realtà alternativa), Magneto ha finalmente conquistato il mondo, Emma Frost è sposata felicemente con Ciclope ecc ecc. Insomma un mondo dove tutti gli eroi, vivono la vita che hanno sempre sognato. Perfino Logan riesce finalmente a ricordare tutto…e sarà proprio questo che sconvolgerà lo status quo del mondo di House of M creato dalla mente malata di Scarlet: Poverine ricorda tutto…anche come era il mondo prima che lei lo modificasse a suo piacimento! Di qui hanno inizio una serie di eventi destinati ovviamente a fare ritornare tutto come prima, con gli x-men e una nuova aiutante mai apparsa prima, assoluti protagonisti nell’intento di ristabilire la normale realtà. Ovviamente non rivelerò nulla sullo svolgersi della vicenda, vi basti sapere, che come era facilmente intuibile, alla fine molte cose andranno a posto, altre molto importanti invece no. Il fatto che alla fine si abbiano degli sconvolgimenti molto importanti nel Marvel Universe, è sicuramente il pregio maggiore del crossover che tuttavia non difetta in genialità. Da Michael Bendis, scrittore della serie, ti aspetteresti certo di più, e per chi leggerà, o ha letto, l’evento isolandolo dalla continuiy delle varie testate, sicuramente House of M non avrà cambiato niente. Gli effetti si vedranno solo in altri crossover: Decimation e Civil War (attualmente in corso in America e vero evento principale). Un mega prologo dunque, creato per far spendere un bel po’ di soldini agli appassionati…tra la testata House of M (4 numeri: Marvel Miniserie dal 69 al 72 n.d.r.), i vari speciali (Iron Man Special, Fantastici Quattro Special, New X-men special), prologhi e singole testate in cui gli effetti del crossover si fanno sentire (L’Uomo Ragno, Devil e Hulk, Thor, X-men e X-men Deluxe) capite bene che alla fine, la spesa per l’appassionato non è indifferente. A questo si aggiunge l’aggravabte, ma si scopre solo dopo, che i vari speciali e spin-off sono totalmente inutili (tutti) per comprendere la miniserie House of M. Uno spreco di denaro insomma, a meno che non si comprassero già da prima tutte le testate quindi alla fine nulla sarebbe cambiato anche se il crossover non ci fosse stato. La storia ideata da Bendis comunque, è piacevole e supportata da dei buoni disegni di Olivier Copiel, anche se sa di già visto. In fondo gli appassionati sono troppo abituati a leggere di realtà alternative e cambiamenti repentini nello status delle cose, che ne sono quasi assuefatti, ed è forse proprio per questo che il crossover perde di forza. Vedremo comunque se gli effetti di tutto lo sconvolgimento che c’è stato si protrarranno nel tempo come promesso. Solo in questo caso potremo parlare di un buon crossover e non di una mera operazione commerciale per attirare lettori e scambiarseli tra una testata e l’altra (vero obbiettivo di questi eventi ovviamente).

Il mio voto per ora è un 6, nulla di più…se mai un po’ di meno.

Psycho


Cavie

Chuck Palahniuk - Mondadori (Strade Blu)

 

Premessa: è il primo libro che ho letto dell’autore in questione quindi l’ottima impressione che mi ha fatto soprattutto per stile di scrittura e trovate geniali a livello contenutistico, potrebbero in realtà essere date per scontate da chi conosce bene lo stile e ha letto altre opere dell’autore.

Cavie è l’ultimo romanzo del genio pulp Chuck Palahniuk, un romanzo fatto di storie, 23 per la precisione, pulp ma che più pulp non si può. Prendete Tarantino e Garth Ennis, ditegli di scrivere a 2 mani un libro di 500 pagine e ne uscirà sicuramente qualcosa di esplosivo. Prendete il solo Chuck e ditegli di fare altrettanto e l’opera da esplosiva diventerà magmatica.

La trama è presto detta: 23 scrittori identificati non con nomi ma con caratteristiche della propria (quasi sempre disturbata) personalità o forma fisica, vengono invitati ad un ritiro per scrittori sul modello di quello a cui parteciparono un paio di secoli fa gli autori di Frankenstein e Dr Jekill e Mr Hide. Ne esce un teatro dell’assurdo in cui ogni scrittore, alla ricerca del romanzo perfetto, tirerà fuori la parte più crudele di se trasponendola in lettere su di un foglio o in denti affilati sulla carne di altri scrittori. Un rito cannibale continuo per fagocitare se stessi e una realtà deturpata dai propri racconti. Una nenia di morte ed al contempo un inno alla vita oltre la fredda realtà da grande fratello che verrà a crearsi all’interno della villa sperduta, in cui gli scrittori si ritrovano.

Ma chi ce li ha messi lì poi? Un certo signor Whittier, del cui passato si scopre man mano nella lettura. Un losco tredicenne afflitto da progenia, malattia che lo fa sembrare esteticamente un ottantenne, che vive infinocchiando i propri “angeli custodi” e facendosi stuprare dalle assistenti sociali. Ogni storia dentro alla storia è quanto di più grottesco e pulp si possa trovare in giro, il tutto scritto con un linguaggio talmente scorrevole da sembrare per l’appunto uno script per un film di Tarantino. A guardar bene oltre al sensazionale sconvolgimento emotivo che ogni singola storia porta, con annessa torsione di budella in alcuni momenti (roba da Canti del Caos), si può però scorgere come spesso l’autore punti al sensazionalismo all’americana. Quel continuo sconcertare che può essere devastante in senso positivo (personalmente adoro queste cose) oppure pesare un poco alla lunga. Tuttavia ogni storia ha al suo interno una trovata geniale, un cambiamento di prospettiva improvviso, che non è mai seriale ì, ma si differenzia sempre da racconto a racconto. Non è facile scrivere storie del genere, non si tratta di infarcirle di violenza o di scene grottesche, si tratta di portarle nella direzione voluta con sottili meccanismi narrativi che rasentano in molti punti la genialità. L’ho detto all’inizio, immagino che questa sia la tipicità dello stile dello scrittore e che alla lunga non faccia più nemmeno notizia, ma davvero mi ha sconvolto. Uno stile “Moreschiano” a tratti, se mi si passa il termine.

Il vero punto interessante comunque, rimane il fatto che ogni storia rimanda a qualche fobia o fissazione umana portata all’eccesso e alla sua degradazione, ed a far da sfondo a tutte le trame, vi è sempre la critica fortissima al sistema moderno del sensazionalismo spinto all’eccesso. Della cultura da grande fratello, della ricerca spasmodica della celebrità. Del vivere la vita come fosse un film, una recita con attori che possono entrare in scena ed uscirne in un lampo, se la loro storia non è “competitiva” o “eccessiva”. Ed è qui, verso la fine, che si capisce quindi che la voglia costante di stupire di Chuck, si risolve poi nella vera essenza del libro, nel filo conduttore della trama, e non è solo una particolarità del suo stile. L’obbiettivo che sta dietro l’obbiettivo, che sta dietro l’obbiettivo. E lo si capisce nelle ultime significative parole del Sig Witthier:

“Ascoltatevi, siete tutti così presi a raccontarvi le vostre storie. Non fate che trasformare il passato in una storia che vi dia ragione. Raccontare una storia è il nostro modo per digerire ciò che accade. Per digerire le nostre vite, la nostra esperienza. Voi digerite e assorbite le vostre vite trasformandole in storie. Un po’ come questo posto sembra digerire le persone”

 Psycho


Basketball Stories - Chicago

Roberto Gotta - Libri di sport / Giunti

Quando parlo, leggo, sento di Chicago, mi si stringe il cuore. Sempre. Molto più di quando sento qualcosa su New York, città che adoro pur non essendoci mai stato. E' un sentimento strano il mio, fortissimo, intenso. Ha le sue radici nel  mio cuore come luogo fisico e temporalmente negli anni 90. Tutto risale per la precisione al 1994, quando attraverso le figurine upper deck prima, e le partite su TMC (mai troppo compianta rete privata) poi, conobbi quel mondo che avrebbe per sempre cambiato la mia vita: il B world, quello del Basket. Per un neofita del favoloso mondo a spicchi, era normale all'epoca (si parla del secolo scorso, mica balle) orientarsi sentimentalmente verso "quelli con la divisa rossa" e non mi riferisco certo ai Clippers... Un solo nome: Michael Jordan. Eppure per me non fu un fatto di moda nè tantomeno di costume. Fu una specie di attrazione magnetica, forse fatale nel senso di destinata ad accadere. Quel 23 nero su sfondo rosso si impresse nella mia mente e non se ne andò più.

Va da se che iniziai ad innamorarmi anche di tutto quello che attorno all'epopea mitica dei Bulls girava, a partire dalla città nella quale evoluiva quello squadrone. La città di Chicago iniziò quindi a prendere forma nei miei viaggi mentali, come luogo di realizzazione massima dei miei desideri di sognatore che continuavo ad alimentare con informazioni preziose a riguardo di ogni aspetto della city. Libri su libri, aneddoti, articoli, enciclopedie e riviste diventarono il mio pane quotidiano.

A 10 anni da quel colpo di fulmine, è uscito nelle librerie (Natale 2005) il secondo volume dedicato alle storie di basket più intriganti delle metropoli americani cestisticamente più importanti. Il volume è edito da libri di sport e scritto dal giornalista Roberto Gotta, penna vivace e sfrontata di American Superbasket nonchè della sezione dedicata al basket e al football NFL sul quotidiano Il Giornale.

Un piccolo gioiello che comprai al momento dell'uscita e che ho terminato di leggere da poco perchè talmente bello da dover essere vissuto, non solo letto. Una summa di tutto quello che sul basket Chicagoano c'è da sapere, e soprattutto un brillante trattato di sociologia americana, seppur non esaustivo, e di storia afroamericana. D'altronde è proprio a Chicago che naquero ad esempio gli Harlem Globtrotters e l'importanza che li cerconda in termini di lotta razziale ed emancipazione nera. E' in questa città che ha evoluito Cazzie Russel, autentico mito per la popolazione di colore. Ma c'è spazio anche per George Mikan, uomo che rivoluzionò la pallacanestro e che dominò l'NBA negli anni 50, anche prima che si chiamasse NBA. Ed MJ? Ovviamente il capitolo finale gli spetta di diritto ma il curatore dell'opera, che già aveva scritto  un bellissimo libro su Mike (Oh Michael! 1998), si guarda bene dal ripetere cose già dette e risapute ed affronta i Bulls di MJ in modo totalmente diverso da come ci si potrebbe aspettare: concentrandosi più sui sentimenti di una città verso la sua squadra, verso il suo stadio glorioso (Chicago Stadium) ed i suoi simboli cestistici.

C'è tutto. Ci sono questi 10 anni passati a coltivare una passione, un autentica  e sincera ammirazione, per personaggi simboli, quartieri, campioni, che mi hanno fatto sognare e vivere Chicago come fosse sempre stata la mia città. Che rimane da dire se non Grazie all'autore e all'editore Giunti per aver dato vita al progetto Basketball Story ?

 

Psycho


Il tornado di valle Scuropasso

 Tiziano Sclavi – Mondatori Editore

 Una casa nel bosco e un uomo solo in quella casa. A scandire le sue giornate, l’ossessivo rito delle medicine, della terapia cui si affìda per continuare a esistere, e poi rumori, scocci, cigolii, presenze…Le stanze di una isolata villetta a due piani, come quelle della psiche, sono abitate da esseri in transito, furtivi, misteriosi, dagli incerti attributi: benigni, neutri o più plausibilmente maligni? Lo scenario da incubo in cui si muove il personaggio del racconto vi sembra familiare? Vi riporta alla mente Lovecraft o Allan Poe? Oppure qualche vecchio fumetto di un certo indagatore dell’incubo? Se si non preoccupatevi, non siete malati, la breve descrizione che ho riportato sopra è tratta dall’ultimo libro di Tiziano Sclavi, geniale creatore e scrittore di Dylan Dog.

La trama del libro mi ha indotto subito all'acquisto e devo dire che, seppur ritengo il suo costo un po’ elevato (14 euro per 150 pagine che scivolano via in un paio di sedute di lettura), l’acquisto è stato tra i più azzeccati che potessi fare. Atmosfere Lovecraftiane, cerebrali, psicologiche, distorte, malate. Sensazioni di disagio e tensione crescente. Sono questi alcuni degli ingredienti de “il tornado di valle oscuro passo”. Un buon libro per chi ama viaggiare nei meandri della psiche umana e nelle paure più recondite. Sclavi sa scrivere, utilizza le parole in  modo sapiente non c’è dubbio, e come è sua abitudine, riesce a creare un crescendo di emozioni che culmina con la scoperta di che cosa sia il Tornado del titolo. Una lettura non troppo impegnativa capace però di fornire molte suggestioni, grazie alla presenza di continue metafore peculiarità dello stesso scrittore, e rimandi a “mondi altri” in grado di contaminare i pensieri del lettore per ore. Dovessi dargli un voto, piglerebbe un buon 7.

Psycho


Shamo

Izo Hashimoto – Panini Comics

Qual è l’essenza della violenza, del male che l’uomo può commettere se travolto dalle circostanze o da eventi incontrollabili? Parte da questa domanda un filone narrativo molto in voga in questo momento, proveniente dai paesi asiatici.

Tutto è iniziato un paio d’anni fa con l’arrivo nelle sale cinematografiche di Mr. Vendetta, seguito da quel capolavoro che è Old Boy (se non l’avete visto fatelo immediatamente) e da Lady Vendetta. Il trittico di film del regista coreano Park Chan-Woo ruota tutto attorno alla domanda esistenziale riportata in apertura, ed ha ispirato tutta una serie di film, soprattutto undergorund, e fumetti che più o meno inconsapevolmente, sempre a quella questione facevano riferimento.

All’interno di questo filone basato essenzialmente sulla violenza ed i suoi motivi intrinseci, si va ad inserire ora anche un manga di nuova pubblicazione in Italia (ma in realtà nato 8 anni fa in Giappone): Shamo – Nato per combattere, edito da Panini Comics.

La trama è molto essenziale: Ryu è un ragazzo tranquillo come tanti, benestante e con una buona famiglia alle spalle. Un episodio di rara (purtroppo non così rara nel mondo reale) violenza sconvolge però la sua vita e quella dei suoi familiari: Ryu impazzisce e preso da un raptus di follia stermina con violenza inaudita i propri genitori. Costretto a seguito dell’evento, a scontare la sua pena in un riformatorio, il ragazzo si trova coinvolto in una serie di eventi che lo cambiano profondamente e lo portano a toccare il fondo dell’esistenza umana, per poi risalirne la china grazie all’uso della violenza. Stuprato, pestato, svilito e umiliato, Ryu riscopre in se stesso la carica violenta che già qualche anno prima, aveva preso il sopravvento in quel tragico evento che sconvolse la sua vita. E scoprirà anche che alla violenza dovrà rispondere con altra violenza: per salvare ciò che rimane del suo corpo e della sua anima.

Sangue a piene mani e disagio perpetrato in ogni pagina, fanno di questo manga una lettura estremamente disturbante ma coinvolgente. Sicuramente non adatto per stomaci deboli, ma attenzione! Non si tratta solo di violenza gratuita. Lo studio di come e dove nasca l'odio che porta un ragazzo nella media a compiere delitti animaleschi, è presente in ogni vignetta e questo, non può che elevare il volume al di sopra di letture ben più frivole e meramente splatter, presenti a chili sugli scaffali delle fumetterie d’Italia e del resto del mondo. Crudo, violento, poetico, riflessivo.

Si tratta di una serie regolare ancora in corso di pubblicazione in Giappone. Il numero uno esce ufficialmente questo giovedì: provatelo, ne vale davvero la pena.

 

Psycho


 

Superfly

Stili, suoni, visioni...

Passeggiando per Bologna, ovvero cazzeggiando per Bologna, non puoi fare a meno di imbatterti in continue nuove suggestioni, provengano esse da persone colorate o colorite che si incontrano sul proprio cammino o da negozietti interessanti che incroci inevitabilmente lungo il percorso, poco importa. Uscendo di casa sai per certo che qualcosa ti stupirà. O almeno per me è sempre stato così da 4 anni a questa parte.

Era l’ormai lontano (no dai, in realtà non così lontano) 2004, quando mi imbattei nel negozio di Dj Trix in Via Galliera e feci la conoscenza di una appena nata, ma lungimirante rivista dal nome di Superfly. Scorrendone le pagine e i nomi coinvolti nel progetto, Silvia Volpato e Damir Ivic su tutti (già coinvolti in AL), mi accorsi subito che l’attitudine e i propositi della rivista erano totalmente diversi da qualsiasi altra pubblicazione uscita fino a quel momento in Italia. La grafica curata, la competenza dei realizzatori e la distribuzione destinata solo ad alcuni negozi di abbigliamento e street culture, la rendevano estremamente intrigante e ricercata. La pubblicazione è proseguita per 2 anni, periodo in cui chiunque abbia letto la rivista, non poteva che augurarle un rapido approdo nelle edicole.  Chiunque abbia serbato quel piccolo desiderio, lo vede oggi realizzato.

Superfly è a tutti gli effetti un prodotto da edicola. Attenzione però: è si DA edicola ma non pensato PER l’edicola. L’attitudine è infatti rimasta la stessa, e quel pay-off: stili, suoni, visioni, rimane fin dal primo numero a sottolinearne la voglia di suggestionare, di far viaggiare il lettore. Pregio che pochi prodotti da edicola riescono a mantenere, perché pensati per un pubblico di massa ancorché differenziato. Il magazine in questione è riuscito però a ricavarsi una piccola nicchia all’interno del mercato delle riviste musicali, distanziandosi di molto da quelle più conosciute dedicate alla cultura della doppia h. Gli argomenti trattati infatti, affondano le radice nella black music in genere (quindi non solo rap ma anche blues, jazz e soul), ma da questa partono per diramarsi verso tutto ciò che la cultura nera (ma oggi sempre di più e positivamente bianca) è riuscita a contaminare ed influenzare.

Ecco che allora su Superfly si può trovare un’intervista ad Mf doom e subito dopo un articolo sui locali più street di Londra, o ancora una recensione di un classico di Miles Davis accanto ad un disco di pura elettronica di Murcof. Il tutto realizzato con una passione per la cultura di strada a 360 gradi che sinceramente non riesco a ritrovare in nessuna altra pubblicazione di settore. Da ogni articolo traspare voglia, passione, sudore, partecipazione e sbattimento.

La qualità dei prodotti recensiti è notevolissima, come quella delle interviste, molto ben strutturate e articolate. Per capirci i generi trattati maggiormente sono: rap, soul, elettronica in tutte le sue forme ma anche reggae ed RnB. A guardar bene ciò che potrebbe mancare è uno spazio dedicato al rap nostrano, ma per questo vi segnalo il validissimo db magazine.

La cosa più bella comunque è che a differenza di altre riviste che si limitano a fare un copia incolla di notizie da internet, e a recensire album di cui più o meno già si è sentito qualcosa in giro, Superfly immancabilmente ti stupisce con gruppi, album o film “fuori dal giro” e questo porta a scoprire sempre nuovi e interessanti dischi e artisti altrimenti difficilmente scovabili in altre maniere. E’ sempre un piacer leggere un magazine del genere e per fortuna adesso per reperirlo, basterà recarsi dal proprio edicolante di fiducia. Dateci un’occhiata, che siate b-boy, fan della musica elettronica o anche solo appassionati di cinema o di narrativa (perché anche di questo si parla) il mio consiglio non cambia.

Psycho


 

Credo che la potenza di un mezzo di comunicazione, non sia data dal mezzo stesso, ma dall’uso che la singola persona o gruppo sa farne. E’ innegabile che alcuni strumenti siano più penetranti di altri, sia per loro natura, che per la predisposizione del pubblico alla fruizione dell’oggetto proposto dal mezzo. Ma nessuno strumento può esprimere al massimo la sua potenza se chi lo utilizza, non si spinge oltre, al limite, al confine delle potenzialità offerte.

E’ questo che a mio parere rende unico, o quasi, il collettivo di scrittori noto (o meglio non noto) come Wu-Ming. Grazie alla filosofia del copy left, gli autori di libri estremamente “street” nel senso più combattivo del termine, aprono le porte della cultura e della contro-informazione a tutti. Il Wu in pratica rinuncia al copy right in favore di uno scopo più grande. Quello di riuscire ad arrivare a più persone possibili con le proprie parole, le proprie idee e storie.

E’ a questa filosofia che anche l’impronta in qualche modo si ispira, ed è anche per questo che nasce il nostro sito. Condividere con più persone possibili le nostre passioni, la nostra musica.

Lo spazio recensioni quindi non poteva che aprirsi che con una, per nulla esaustiva ne pretenziosa,  recensione/segnalazione di uno dei libri di Wu-Ming.

 

New thing
Wu ming 1

Einaudi

 

E’ la prima volta che mi trovo a scrivere una recensione di un libro. Attendevo il momento giusto per farlo ed lo spazio su cui poterlo fare, che poi a volte, come si dimostra in questo caso, le due cose possono anche coincidere.

New Thing non è poi un libro…è un viaggio. Un favoloso tuffo negli anni 60/70, nei blocks di New York, dove la “cosa nuova” stava muovendo i primi importanti passi. La cosa era il jazz con le sue tonalità soffuse, protagonista assoluto prima che sottofondo, di un epoca di cambiamenti. Erano gli anni delle Black Panters, dei movimenti per i diritti civili degli afroamericani, gli anni di Malcom X e Mohamed Ali.

Wu Ming 1 (membro del gruppo di scrittori fondato a Bologna, Wu Ming) descrive perfettamente e con dovizie di particolari l’atmosfera nuova eppure così marcia, che si respirava nell’america dello Zio Tom degli anni 60. Ciò che caratterizza ogni libro del Wu, e questo non ne fa eccezione, è la presenza di una contestualizzazione storica impeccabile ,che fa si che il romanzo non scivoli via come una piacevole storiella, sul jazz piuttosto che sulla guerra in Vietnam, ma che resti impresso a lungo nella mente del lettore perché in grado di fornire spunti di riflessione sul periodo storico in cui le vicende dei protagonisti si svolgono.

A ben pensarci è l’esemplificazione dell’edutaiment tanto predicato da KRS one.

Per questo e per mille altri motivi, credo che questo sia uno di quei libri must per un appassionato di cultura afroamericana o anche solo della musica black. Ma anche per chi è avvezzo ad altre letture, eppure sul jazz avrebbe sempre voluto saperne di più. Non si tratta di un manuale o di una trattazione storica, ma di un viaggio nel passato in compagnia di protagonisti veri o fittizi di quegli anni, per capire meglio la cultura nera e quindi anche (per restare in tema con il sito) ciò che c’era prima dell’hiphop e che in ultima analisi, ha gettato le basi per la nascita del movimento rap.

Mettetevi comodi, fate girare in cuffia un disco di Miles Davis e iniziate il viaggio.

info: www.wumingfoundation.com

Psycho


Rising Stars Vol. 7
J. Michael Straczynski

Panini Comics

Che bello leggere, sentire, vedere qualcosa che ti spinge istintivamente a parlare di se a più persone possibili. E che bello avere la possibilità di farlo!

Ciò che mi ha spinto a scrivere questa volta, è l'uscita in tutte le edicole e fumetterie d'Italia (a Trento le più vicine a noi) dell'ultimo capitolo della saga supereroistica (in chiave revisionista) Risng Stars. Sono passati omai 6 anni dall'uscita nelle edicole del primo volume che lasciò a bocca aperta i lettori di tutto il mondo per la forza narrativa e la potenza dei disegni che sprigionava.

Ciò che J. Michael Straczynski, l'autore dell'opera (ma anche de L'uomo ragno, Midnight Nation e Supreme Power), si proponeva di fare con la sua creazione, era di narrare le gesta di supereroi che assomigliassero a quelli che già Alan Moore (autore di From Hell, V for Vendetta, Watchmen, Promethea ecc) aveva introdotto nel mondo del fumetto nei primi anni '80 con Watchmen.

Si trattava di affrontare quindi gli eroi da un altro punto di vista, definito revisionista, che ne mettesse in risalto paure e debolezze, ma soprattutto l'intrinseca decadenza.

Straz. in questo è riuscito alla perfezione, narrandoci le folli gesta dei 113 “Specials”.

La storia parte da un assunto di base fondamentale: potere=conoscenza=dominio.

Cosa fareste voi se scopriste di riuscire tutto ad un tratto a volare, ad avere il potere di ammaliare le persone a vostro piacimento o di poter dialogare con i defunti?

Questo è quello che si chiede l'autore e anche la domanda a cui daranno risposta gli Specials con le loro gesta. Il tutto si svolge nel nostro mondo, nella nostra era dominata da chi detiene la conoscenza e  il comando, e che non se lo farebbe certo portar via neanche da un gruppo di super-eroi complessati. Tutto terribilmente reale, tutto incredibilmente finto. Chi detiene il potere e da dove viene l'essenza stessa degli specials? Ci sono voluti 6 anni per scoprirlo…ora Rising Star n° 7 ce lo svela. Grande conclusione di un'opera che ha pagato la diluizione eccessiva nel tempo, ma che se letta tutta d'un fiato potrà far innamorare qualsiasi pubblico, anche il più difficile, al fumetto.

Così come fecero 20 anni fa, e continuano a fare, le opere di Alan Moore.

Forse si tratta anche qui ormai, di concetti già ampiamente utilizzati, ma sinceramente a chi importa visto il risultato complessivo dell'opera?

 Psycho