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RECENSITI X VOI:

 

VC SUPERSTAR
CEASAR
SOUTH SKILLZ
DJ ISI

SWELTO
CORTEZ        DEEPEMILIA          

 

 

Benvenuti in questa nuova sezione del sito in cui daremo spazio alle autoproduzioni di dischi rap italiani underground.

Questo spazio nasce in collaborazione con Moodmagazine, la rivista "virtuale" di cultura hip hop underground giunta alla doppia cifra nelle sue uscite telematiche. I dischi recensiti sono forniti dalla redazione di Mood e sono solo una millesima parte (un assaggio) di quello che potete trovare sul sito www.moodmagazine.org. A questo indirizzo inoltre potrete trovare tutti i riferimenti per poter spedire il vostro demo da recensire.

Supportiamo il rap italiano e moodmagazine regaz! Dig Deep!
 


Zampa, Stan, Budo

Vc Superstar


Autoproduzione (2007)
 

E’ la legge del branco. C’è chi resta chi se ne va, chi si perde per strada e chi rimane in piedi, nell’oscurità pronto a far sentire la sua voce anche dopo lunghi periodi bui.

La saga del lupo solitario aka Mr. Zampini riparte da qui, da questo nuovo mixtape VC Superstar. In questo nuovo viaggio full lenght made in Verona però, Zampa non è solo e ritrova il supporto di amici come Stan e Budo. L’osteria lirica è lontana ormai come dice lo stesso Zampa (“a chi mi chiede dov’è Jap, rispondo che non so dov’è Jap…”), i viaggi negativi, le paranoie da affogare nell’alcol, sono sempre dietro l’angolo ed i butei cercano di scacciarli come hanno sempre fatto: con il rap a braccio. Rime dirette che raccontano il mondo di un branco appunto, quello che si muove tra le pieghe di una città italiana amata dai suoi “fioi”. Sempre bello ritrovare Zampa e compari, sentirli raccontarsi. D’altra parte l’all star team, come ogni squadra che si rispetti, trae ispirazione dal loro leader e Zampa è uno di quelli da cui puoi solo imparare: solito flow stilosissimo, solito impegno in ogni rima. Stan e Budo lo sanno e cercano di trarne gli insegnamenti del caso e quindi interpretare il rap come attitudine, come stile di vita, come mezzo per uscire dalla monotonia della quotidianità, e se questo non porterà in alto poco male, il solo fare rap può comunque già tenerti lassù: tra quelli che si sentono bene per il semplice fatto di poter rappare quando e come vogliono. In fatto di approccio quindi tutto il team è sulla stessa lunghezza d’onda. Peccato che poi anche lo stile nel rappare, il flow ed i concetti espressi, contino pure loro parecchio nella valutazione totale del disco. Zampa come al solito promosso, ma i compari arrancano in più di qualche occasione… Di strada da fare ne hanno per raggiungere il capo branco e le cadute di tono sono parecchie, vedi le tracce totalmente rappate senza l’ausilio del fuoriclasse, come in E’ stato il fumo o Non lo sapranno mai. Per il resto VC Superstar è comunque un discreto mixtape: grezzo, come quelli di una volta. Certo, le basi non sono sempre state scelte in modo impeccabile (alcune troppo west coast mentre lo stile east classico meglio si adatterebbe al loro rapping) ma trattandosi di un mixtape appunto e non di un vero proprio album ufficiale, la questione passa maggiormente in secondo piano ed i criteri di valutazione sicuramente si addolciscono. Ciò che conta in questi casi, è avere un onesto tappeto sonoro su cui sfornare chili di rime e riscaldare i motori in attesa di un’uscita ufficiale.  

Mi auguro di sentire presto parlare ancora dei “crazy veronesi”.

Psycho


Ceasar

The definition Mixtape

(2007)

 

Che senso abbiano questi mix-cd al giorno d’oggi ancora non riesco a capirlo. Ci provo ma proprio non lo comprendo. Persa, con l’avvento delle nuove tecnologie, la loro utilità di diffusione di tracce poco conosciute tra il popolo underground (con 10 minuti di navigazione su myspace la compila è fatta e pure meglio), dovrebbe rimanere se non altro, nel chi li compila, la voglia di presentare qualche chicca per le orecchie dell’ascoltatore, non la stessa materia scarsa che gira per le radio. Ma in fondo se il pubblico vuole questo (lo vuole? E che pubblico?) può andare pure bene compilare un mix cd asettico con nomi del tipo Fabolous, Rick Ross, Joe Budden, N.o.r.e., Jay Z ecc. ma almeno che “l’artista” in questione (Ceasar in questo caso ma il discorso vale per milioni di altri “compilatori”) si diletti nel mixaggio per palati fini o nello scratch gustoso. Niente, zero assoluto in questo Definition of the Empire. Solo delle incessanti ripetizioni del nome Ceasar alla fine di ogni traccia (tanto per mascherare il mixaggio e mettere una firma scritta male). Che senso abbia per la cultura tutto questo continuo a chiedermelo…

Ah, quasi dimenticavo…ogni traccia ha produzioni originali di Ceasar su cui sono state poi innestate le accappella dei pesi massimi della Def Jam. Serve dire che tipo di produzioni sono? Roba club ovviamente. MTV però avrebbe fatto meglio...

Se volete l’hiphop cercate da un'altra parte. Qui c’è solo del gran Club Pop commerciale senza un’anima, come l’essenza del “progetto” stesso in fin dei conti.

Psycho


South Skillz

Alla luce del rap

Autoproduzione (2007)

 

Disco strano questo dei pugliesi South Skillz. Siamo in presenza di niente di particolarmente esaltante: rap classico come dice anche il titolo dell’album e quindi autocelebrazione, un po’ di storytelling e basi costruite in modo semplice con qualche loop e lo spazio per il ritornellino. Pur trattandosi di un prodotto del genere, e pur trovandoci di fronte ad mcs non certo esperti e dal particolare talento però, il disco non è uno di quelli da togliere in tempo zero dal lettore. Ha comunque i suoi perché, soprattutto nelle tracce più aggressive (“In cucina” senz’altro la più riuscita). Peccato che nemmeno la tracklist non aiuti particolarmente ad apprezzare questo progetto: 15 tracce senza un ordine logico, senza una sua continuità. Si passa da un pezzo in stile dirty south ad uno più gangsta (“Pagine di cronaca” con Lamaislam è al limite dell’inascoltabile) senza che una sequenza logica delle tracce che accompagni nel percorso, il che indispone non poco nell’ascolto. Il rapping è monotono, ed il flow degli mcs non sempre fluido. Gli skillz non sono quindi molti in fin dei conti… le cantilene sono dietro l’angolo su basi che non aiutano certo a interrompere la monotonia, il beat viene spesso atteso anziché cavalcato. Alla fine risulta evidente che i nostri avrebbero dovuto spendere un po’ più tempo in fase di training per migliorare le tecniche al fine di uscire con un disco più pensato. Ma va bene così in fin dei conti, il learn by doing vale anche nell’hiphop e se registrare un disco può aiutare a sentirsi e risentirsi col fine ultimo di migliorarsi, allora ben vengano anche questi dischi un po’ azzardati.

Psycho per moodmagazine n° 14


Dj Isi aka Willy Funk and tha Funky Factory

Mixcd

Autoproduzione (2007)

 

Say it loud…I’m black and I’m proud!! Unico commento possible a questo mixtape (o meglio mix cd dato che la cara vecchia cassetta è stata salutata ormai da tempo…)  sfornato con impeccabile maestria da Dj Isi aka Willy Funk. Maestria che si mostra tutta nella selezione dei brani e nel loro susseguirsi fresco e immediato così come il funk sa essere. Grande affresco del suono caro al nostro James, con una vena di romantico abbandono alla fresca musicalità, che pochi generi sanno trasmettere attraverso tracce puramente strumentali. Anche i pezzi cantati comunque non mancano e Prince e compagni di vecchia scuola, non possono che fare capolino per dare forza ulteriore ad una selezione degna di essere ascoltata e ri-ascoltata fino a fondere casse, auricolari, I-pod e tutto il fondibile che vi capiti sotto mano.

Un grande omaggio ben confezionato agli anni della Blaxploitation, tra stralci di colonne sonore B-funky da intenditori del genere e tracce molto più conosciute anche ai non cultori.

Se in questi anni di ascolti di Black Music (si, il maiuscolo è puramente voluto), vi siete persi qualcosa, qualche perla qua e la, Dj Isi ha fatto un po’ di digging anche per voi…vi conviene approfittarne! Ah, serve aggiungere che mixaggio e qualità audio sono di prim’ordine?

 

Psycho


Swelto

Oltre i miei ricordi                              

Autoproduzione (2006)

 

Direttamente dalle Marche Pier-Dario Mancini aka Swelto autoproduce e sforna l’Ep di 8 tracce + 1Remix “Oltre i miei ricordi”. L’artista ci scrive che il titolo racchiude le sue storie, i suoi racconti e le sue opinioni. In effetti è cosi, ha proprio ragione. I testi si presentano subito molto intimisti, profondi; Swelto riflette su ciò che lo circonda, su chi gli sta intorno, sul senso della vita, e lo fa viaggiando dal passato al suo futuro; fatti avvenuti (”La maledizione”) a fatti che probabilmente avverranno e condizioneranno tutti noi (“La grande Guerra”), obiettivi da raggiungere, sogni.

La rappata è grintosa e allo stesso tempo fa trasparire l’amore dell’Mc per la musica. Le produzioni non hanno nulla a che fare con il new sound da club, e sono abbastanza curate. Belle melodie, ricercate, si fondono al 4/4 per un risultato sicuramente piacevole! Se poi vi dico che il tutto è stato registrato impeccabilmente con un Ezbus (Registratore analogico multitraccia). A me sta cosa incuriosisce molto…

Ricapitolando: un buon Ep, fatto con voglia e passione, secondo me da ascoltare in cuffia con attenzione, per cogliere ogni suono e concetto.

Bella per Swelto!

Per informazioni: www.swelto.it

Max Producer


Cortez

Pulp Fiction                               

Autoproduzione (2007)

 

Non c’è dubbio, il suono pulito e vezzeggiato portato alla ribalta da Kayne West sta influenzando i producer hip hop di ogni parte del globo. Questo incedere “south” si espande a macchia d’olio dalle super produzioni d’oltre oceano, fino a quelle caserecce, da cameretta (ma non per qualità!) del nostro paese.

Risente di queste sonorità Pulp Fiction, lavoro di Cortez registrato e mixato da Irko presso lo studio beat di Treviso. La maggior parte delle basi sono prodotte da Zonta ed è proprio ascoltando le sue produzioni che torna alla mente un suono caldo, italico nei campioni scelti, ma che strizza l’occhio al suono pulito di cui sopra (niente di così inutilmente pomposo però!). Il risultato è davvero piacevole, gustoso e melodico.

Il disco scivola nello stomaco a grandi bocconi, dopo il primo assaggio non puoi che continuare a cibarti della pietanza proposta da Cortez e dai suoi beatmaker (oltre a Zonta anche Beatman, Iso e Cigno). Niente di innovativo intendiamoci, ma un suono davvero onesto nei confronti dell’ hip hop stesso. E oneste, sincere, sono pure le rime dell’mc. Flash di vita quotidiana, scazzi da studente, insicurezze continue, propositi per il futuro. Cortez si racconta così e ne esce un bell’autoritratto tra parecchi alti anche nell’intreccio delle rime e davvero pochi bassi. Non convince forse solo il tono della voce, troppo crudo rispetto al suono caldo proposto dalle basi. Un applauso per la traccia “Nuove idee”: finalmente qualcuno che ne ha le palle piene dei musi duri da gangsta che imperano nel rap di oggi e non ha paura di dirlo nei suoi testi “…cerco nuove idee tra le strade e i palazzi”.  

Buona la registrazione anche se il volume della voce non convince sempre (“Quello che sarà”, “da dove vengo”). Ottimo il mix delle tracce soprattutto nella prima metà dell’album dove ogni brano è legato in modo intelligente al seguente. Nell’underground italiano c’è ancora della roba vera: scavate gente, scavate!

Info: www.myspace.com/nickbelane

Psycho


Deepemilia

Terra Rossa                              

Autoproduzione (2007)

 

Terra rossa è il prodotto partorito dal collettivo (devvero numeroso!) DeepEmilia All Stars. Inutile sottolineare la provenienza dei suoi componenti…tutti emiliani fino al midollo ovviamente e si sente che è un piacere! Tanta allegria da diffondere attraverso le proprie rime ma sempre con un fine ben preciso.

Nessun cazzeggio fine a se stesso: non mancano infatti i toni di critica (intelligente e arguta) ad un modo sbagliato di interpretare il rap ma anche la vita in generale (fossimo tutti un po’ più allegri…). Ogni traccia una festa…ma con coscienza. Provare per credere “Gorilla in Emilia”: divertentissima, al punto da farti correre su internet in cerca del primo live utile per vederla suonata dal vivo. Energia pura, come in “Pinna the Peany” forte di un ritornello davvero coinvolgente. Resta questa forse, la traccia manifesto del collettivo. In essa c’è tutta la vena “party” (nel vero senso della parola, niente distorsioni del termine alla 50 cent) del gruppo tra rime polleggiate e frecciatine al rap commerciale “…MTV che spinge rap mediamente poco commerciale, ohhh… solamente uno stracazzo di bailame”.

Il giusto attacco al finto hip hop da club continua poi nella ancora più diretta “Finti Cents” il cui titolo da solo spiega molte cose. Ma ciò che rende interessante il disco dei Deepemilia non sono tanto questi argomenti condivisi e condivisibili da altri gruppi nell’underground, bensì la giusta attitudine, il giusto spirito con il quale le rime escono dalla bocca degli mcs (alcuni senza dubbio più dotati o esperti di altri). Le produzioni “Dirthy South” di Ferretti non sono mai scontate o banali e la registrazione anche se presenta qualche pecca nei volumi delle varie voci che non risultano sempre ben amalgamate, rende bene il clima da jam session in cui sembra essere stato registrato il disco. In definitiva un disco godibile, con molte tracce che varrebbe la pena vedere e sentire suonate dal vivo per apprezzarle al meglio. Perché questi ragazzi hanno energia da vendere.

Info: info@deepemilia.com; www.deepemilia.com

Psycho